Candidiamo 'Fascio e Martello' al Premio Strega

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Non conosciamo il galateo dei premi, e meno che mai del potentissimo Strega. Sappiamo solo che si assegna il primo giovedì di luglio, al Ninfeo di Villa Giulia a Roma. Che il vincitore viene stabilito da circa quattrocento votanti, tra critici e scrittori. Che è il più importante dei premi letterari italiani perché oltre al prestigio garantisce vendite sicure. Altre notizie le abbiamo orecchiate nelle ultime settimane. Ad esempio che Daniele Del Giudice, autore di “Orizzonte mobile” (Einaudi), si è ritirato dalla gara in polemica con chi lo indicava come “vincitore designato”. Che Antonio Scurati si è invece auto-candidato con “Il bambino che sognava la fine del mondo” (Bompiani). Lungi da noi impicciarci. “Orizzonte mobile” è un diario di viaggio in Antartide, “Il bambino che…” è un romanzo di pura invenzione sul tema della paura. Lo scorso anno vinse un racconto intimistico, il celebrato “La solitudine dei numeri primi” (Mondadori), e in anni precedenti si è visto un po’ di tutto, persino un premio speciale alla Costituzione italiana nel 2006, l’anno di “Caos calmo”.
Quest’anno la confusione è massima, anche perché il caso del Grinzane Cavour ha messo sotto riflettori poco benevoli l’intera industria dei premi letterari, con le sue onnivore major. E allora, galateo permettendo, fra candidati che rinunciano ed esclusi che si autocandidano, una proposta ce l’avremmo anche noi. Candidiamo “Fascio e martello. Viaggio per le città del duce”, di Antonio Pennacchi. E' anche un omaggio all’editoria “famigliare” italiana capace di reggere nel tempo, quella della baresa casa Laterza, giunta alla terza generazione. E come reportage è scritto assai meglio del diario antartico di cui sopra.