Proposte in merito ad una riforma dell'Universita'

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Condivido i contenuti della proposta seguente formulata dal Gruppo di Lavoro GdL_unimi.

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Milano, 30 marzo 2009


All’attenzione del Ministro Maria Stella Gelmini
Al Sottosegretario Giuseppe Pizza
Al Senatore Giuseppe Valditara
Al Presidente della CRUI, Enrico Decleva,

La presente proposta nasce da un gruppo di ricercatori di diversi settori afferenti all’Università degli Studi di Milano. Nostro intento è quello di portare, attraverso proposte costruttive e scevre da intenti ideologici, un contributo verso la risoluzione delle principali problematiche concernenti Università e Ricerca in Italia.

Pur essendo certi che non manchino adeguate competenze presso il Ministero, desidereremmo che alle osservazioni che seguono venisse concessa attenzione, in quanto rappresentative di istanze diffuse.

Abbiamo letto con interesse la bozza proposta dal Senatore Valditara e accolto con favore le linee programmatiche espresse nel recente documento del MIUR intitolato “Un patto virtuoso tra Università e Istituzioni” (d’ora in poi citato come “Patto”); desideriamo quindi sottoporre alcuni suggerimenti che ci paiono utili al disegno di una buona legge di riforma. Per facilitare la lettura organizziamo le proposte in voci formalmente distinte, nonostante vi siano oggettive sovrapposizioni.

1. Su reclutamento e avanzamenti di carriera.

Salutiamo con favore la separazione tra una valutazione volta al conferimento d’idoneità e una volta a reclutamento e avanzamenti di carriera. Quanto ai primi, concordiamo con l’idea di concorsi d’idoneità su base nazionale, effettuati con cadenza regolare e valutati secondo criteri rigorosi. Vi sono tuttavia alcuni punti che non sembrano essere presi in considerazione allo stato attuale delle proposte e che ci paiono discriminanti.

1.1. Con riferimento ai concorsi di idoneità/abilitazione:

a) La commissione dovrebbe constare di un numero abbastanza elevato di membri (almeno 6) e tali membri dovrebbero essere sorteggiati tra tutti i ricercatori e professori, se confermati e in ruolo, presenti nel relativo settore. A tal proposito, concordiamo sul fatto che debbano essere ristudiati i raggruppamenti disciplinari, in modo da ridurne l’attuale frammentazione, secondo un rigoroso criterio di omogeneità. L’intento è quello di impedire la costituzione di ‘accordi informali’, il che non può essere garantito da una commissione di tre membri sorteggiati tra nove eletti, come ipotizzato nella bozza Valditara e nel “Patto”

b) Oltre che al giudizio pubblico complessivo della commissione dovrebbe essere data pubblicità ai giudizi individuali, al fine di responsabilizzare personalmente ciascun membro della commissione stessa.

c) Riteniamo anche auspicabile che a giudicare l’idoneità per ciascun livello di valutazione siano commissari con le medesime qualifiche per cui il candidato richiede l’idoneità. Ricercatori confermati dovrebbero così giudicare sull’idoneità di ricercatori, associati confermati su quella per associati, ecc.; diversamente, dunque, dal sistema attualmente preso in considerazione, dove solo i professori ordinari hanno voce in capitolo. Modalità di sorteggio efficienti minimizzerebbero le possibilità di accordi ‘sottobanco’ e con ciò anche le possibili pressioni ‘ricattatorie’ (cui, si suppone attualmente, solo gli ordinari sfuggirebbero). Questa soluzione appare preferibile anche perché la valutazione di un candidato è più facilmente effettuabile da parte di coloro che hanno compiti e competenze prossimi a quelli richiesti ai candidati.

1.2. Con riferimento ai concorsi di reclutamento/progressione

a) Il punto che segue viene da noi ritenuto assolutamente dirimente per supportare una riqualificazione generale dell’università: è necessario che viga per le strutture universitarie deputate all’assunzione di membri del corpo docente (strutture organizzative primarie; vedi “Patto”) un criterio di retroazione premiale, tale per cui le strutture che abbiano operato le scelte qualitativamente migliori vengano premiate nel tempo in termini di maggiori finanziamenti.

Affinchè si inneschi questo meccanismo virtuoso di retroazione premiale alcune condizioni sono essenziali:

i) è necessario che il ‘premio’ sia di entità tale da incentivare scelte responsabili;

ii) è necessario che il ‘premio’ ricada direttamente sulle strutture che operano le scelte di assunzione, non (o solo secondariamente) sui singoli docenti e nemmeno sull’Ateneo nel suo insieme;

iii) a tal fine, è di importanza fondamentale identificare strutture adeguate all'adozione di un sistema di retroazione premiale. Tali strutture devono possedere caratteristiche di omogeneità scientifico-disciplinare per permettere una valutazione fondata su criteri comparativi. E’ inoltre evidente che solo strutture con dimensioni non eccessive garantiscono il necessario controllo interno e una reale responsabilizzazione delle scelte strategiche;

iv) le strutture organizzative deputate devono essere sottoposte a valutazioni periodiche (3 anni) sia della ricerca che della didattica; a questo scopo un organismo di valutazione nazionale, quale l’ANVUR, sarà deputato a giudicare la qualità delle scelte delle strutture in questione, secondo criteri che riferiremo nella prossima sezione;

v) alle strutture ‘premiate’, pur nel rispetto di norme di trasparenza, deve essere lasciata adeguata libertà e responsabilità circa metodi e finalità di impiego dei fondi supplementari: dunque devono poter decidere se utilizzare i fondi per ampliare l’organico, per contratti di ricerca, per acquisire strumenti e attrezzature, ecc.

b) Appoggiamo nelle sue linee generali la proposta di differenti modalità vigenti tra procedure di reclutamento e di avanzamento di carriera, come menzionato dal testo del “Patto”. Si ritiene opportuno che una parte consistente del budget destinato agli avanzamenti di carriera sia allocata sulla base della valutazione delle strutture didattiche e di ricerca.

2. Sul sistema nazionale di valutazione dell’università e della ricerca (ANVUR)

Sottolineiamo l’importanza dell’indipendenza di un organismo di valutazione come l’ANVUR sia rispetto alla politica che ai giochi di potere universitari. In quest’ottica il ricorso a una pluralità di valutatori, giovandosi per quanto possibile anche della collaborazione di esperti stranieri è da vedersi con favore. Il sistema di valutazione deve considerare non solo l’Ateneo nel suo insieme ma principalmente le strutture organizzative primarie.

Affinché la valutazione delle strutture possa costituire una base effettiva per la distribuzione dei fondi è però necessario che il sistema garantisca l’applicazione di alcuni criteri fondamentali:

a) il sistema di valutazione dovrebbe essere composto da una pluralità di criteri, cui vengano attribuiti relativi pesi percentuali nel concorrere alla valutazione finale. Come testimoniato dalla storia dei modelli di valutazione adottati in altri paesi occidentali, non esiste alcun singolo parametro di valutazione che incontri generale e univoco apprezzamento; inoltre eventuali inesattezze o soggettività nella valutazione tendono ad assumere peso drammatico in mancanza di un ricorso a una pluralità pesata di parametri. Il ricorso a più parametri consente di ridurre, se non di eliminare, i margini di arbitrarietà nelle valutazioni, limitando entro confini tollerabili l’ingiustizia percepita delle valutazioni stesse, che rimane episodicamente ineludibile.

b) Della sunnominata pluralità di fattori dovrebbero fare parte parametri di giudizio non solo della ricerca, ma anche della didattica, in proporzioni comparabili. La didattica può essere valutata innanzitutto sulla scorta di questionari distribuiti agli studenti, i quali, in quanto fruitori dell’attività didattica, sono in grado di valutarne qualità e quantità. I questionari dovrebbero essere redatti in forma unitaria su tutto il territorio nazionale, elaborati con maggior cura di quelli esistenti, sottoposti in tempi appropriati da personale rigorosamente diverso da quello soggetto a giudizio, quindi non devono essere i docenti giudicati a somministrare e ritirare i questionari. In particolare, per porre un argine al malcostume di delegare ai ricercatori parte del carico didattico frontale assegnato ai professori, senza che tale delega compaia ufficialmente, riteniamo indispensabile che nei questionari venga richiesto di specificare chi abbia effettivamente tenuto le lezioni (e non dunque il solo titolare ufficiale dell’insegnamento). Questo anche in coerenza con i criteri proposti dal CUN per la valutazione individuale nei concorsi per ricercatore che includono tra i titoli da considerare nella valutazione comparativa anche l'attività didattica.

Un’ulteriore valutazione indiretta di medio periodo delle strutture con responsabilità didattiche potrebbe concernere il prosieguo nella ricerca e la qualità dei rispettivi risultati ottenuti dopo la conclusione degli studi da diplomati e laureati in ciascun corso di studi.

c) Quanto alla ricerca, essa dovrebbe essere valutata sulla base della produttività scientifica sia in termini quantitativi che qualitativi. I criteri di valutazione delle pubblicazioni devono essere opportunamente parametrati per ciascun settore di studio (classi di concorso, tenendo conto di quanto detto sopra circa l’opportunità di riconsiderare i raggruppamenti) e per forma di pubblicazione (libro, articolo, atti di convegno, ecc.).

La qualità delle pubblicazioni deve essere garantita attraverso una considerazione esclusiva (o almeno preferenziale) a fini concorsuali di pubblicazioni passate attraverso procedimenti di referaggio. Per i settori che, per loro natura o tradizione, non possono avvalersi del vigente sistema nazionale e internazionale di pubblicazioni con referaggio, il sistema può essere introdotto gradualmente richiedendo in una prima fase che la valutazione delle pubblicazioni con referaggio sia progressivamente preferenziale, fino a divenire eventualmente esclusiva.

d) Un ulteriore livello di valutazione deve essere fornito su attività, produzione scientifica, staff complessivo e infrastrutture delle strutture organizzative primarie sulla base di un Peer Review coordinato dall’Anvur a cadenza triennale. La valutazione va effettuata in relazione a strutture affini presenti in altri Atenei nazionali e internazionali.

3. Sui fondi per l’incentivazione di didattica e ricerca con contratti individuali.

Apprezziamo in linea di principio la costituzione di un fondo per l’incentivazione alla ricerca e alla didattica su base individuale previsto nella bozza Valditara (art. 3 comma 1, 2 e 3); tuttavia alcuni aspetti della proposta ci lasciano perplessi:

a) in primo luogo, tale incentivazione su base individuale non deve essere alternativa, ma semmai supplementare rispetto alla retroazione premiale attribuita alle strutture con responsabilità di chiamata (vedi sopra, punto 1.2.). È infatti chiaro che risorse attribuibili individualmente a singoli docenti già incardinati non avrebbero effetti benefici sulla qualità della scelta di nuovi assunti: un nuovo docente che risultasse essere una scelta di qualità verrebbe individualmente premiato, senza che ciò ricada sulla struttura nel suo complesso.

b) In secondo luogo, ci lascia perplessi la prospettiva che le valutazioni circa le attribuzioni di contratti aggiuntivi premiali per didattica e ricerca debbano tener conto della capacità di portare finanziamenti. Questo criterio, senza una chiara delimitazione del peso da attribuirvi, tenderebbe senz’altro a divenire dominante per la pressione implicita o esplicita dei consigli di amministrazione, inducendo i docenti a sacrificare altri compiti istituzionali a favore della ricerca di finanziamenti. Inoltre, essendo l’oggettiva possibilità di trovare finanziamenti estremamente variabile per settori diversi, un tale criterio, se non regolato, introdurrebbe immotivate disparità reddituali tra docenti di diversi settori.

4. Sulla didattica dei ricercatori

Come noto, la didattica (non solo integrativa) nel sistema universitario italiano è in parte molto rilevante svolta da ricercatori, nonostante ciò non sia contemplato tra compiti istituzionali definiti dal D.P.R. 382/1980, ancora in vigore. A fronte di un impegno didattico analogo a quello dei professori di prima e seconda fascia, i ricercatori percepiscono un salario significativamente più basso; inoltre, allo stato presente, l’attività didattica dei ricercatori rappresenta soprattutto un onere, senza alcun corrispettivo, in quanto per gli avanzamenti di carriera vengono valutati solo i risultati della ricerca. Perciò al presente il ricercatore che non possa o, per passione, non voglia sottrarsi ai compiti della didattica, vede per ciò stesso soltanto ridursi la propria competitività concorsuale. È chiaro che ciò rappresenta un’ingiustizia e un disincentivo cui bisogna porre rimedio, e tale rimedio non è certamente fornito dalla ‘medaglia di cartone’ rappresentata dal titolo di ‘professore aggregato’. Sarebbe perciò opportuno prevedere una tabella nazionale di retribuzione contrattuale non discrezionale per l’attività didattica attribuita ai ricercatori (qualora si ritenga essenziale tale attività). Inoltre, l’affidamento reiterato di incarichi didattici a un ricercatore (ad esempio per più di 3 anni) dovrebbe contare come parte di un percorso (tenure track) per la progressione in ruolo, fatto salvo il conseguimento dell’idoneità per professore associato.

In quest’ottica è opportuno concepire un sistema di riconoscimento della pregressa attività di insegnamento non ufficiale qualora essa sia stata effettivamente svolta dai ricercatori.

5. Sugli incentivi alla ricerca.

Apprezziamo la proposta (art. 3, comma 4 contenuta nel d.d.l. Valditara) di ampliare il fondo PRIN, essendo noto a tutti che la ricerca italiana è pesantemente sottofinanziata per gli standard OCSE. Desideriamo però far presente alcuni limiti delle attuali proposte di riforma concernenti l’attribuzione dei fondi:

a) le odierne modalità di valutazione dei progetti sono tutt’altro che trasparenti e meritocratiche. È perciò auspicabile il ricorso nella valutazione a soggetti che non siano cointeressenti del sistema accademico italiano: un ricorso almeno parziale al giudizio di esperti stranieri sarebbe perciò il benvenuto, così come potrebbe essere utile un uso sistematico di procedure di sorteggio per l’elezione della componente nazionale, in modo da rendere difficile la pianificazione di ‘scambi di favori’.

b) Ricordiamo che è essenziale per una ricerca produttiva una continuità nell’erogazione dei fondi finora non garantita e per la quale auspichiamo un impegno costante dei prossimi governi. Riteniamo dovere imprescindibile dello Stato il finanziamento alla ricerca in misura adeguata a rendere le proprie strutture universitarie in grado di competere a livello internazionale, mentre consideriamo non funzionale demandare tale finanziamento a soggetti economici privati. Questi, per la prevalenza in Italia di piccole e medie imprese, non hanno le risorse per finanziare significativamente la ricerca applicata, né un tornaconto diretto che giustifichi spese per la ricerca di base, la quale tuttavia nella prospettiva nazionale è fondamentale per lo sviluppo del nostro Paese.

c) Preoccupa, infine, che si proponga di finanziare la ricerca con i proventi da imposte su tabacchi e alcolici, il cui consumo la maggior parte della ricerca medica ritiene dannoso.

6. Sulla possibilità di aumentare le tasse universitarie

L’art. 3 comma 8 della bozza Valditara consentirebbe un raddoppio delle tasse universitarie rispetto a una base nazionale comune. Ora, pur comprendendo l’ingegnosità del meccanismo e i suoi intenti, vorremmo far notare che già allo stato presente le tasse universitarie rappresentano un onere grave per moltissime famiglie e che il numero dei laureati in Italia resta estremamente esiguo, il che è dannoso sia sul piano dell’innovazione tecnologica che su quello della formazione civica e culturale nel suo complesso. Eventuali aumenti dei contributi universitari dovrebbero essere accompagnati da un capillare sistema di borse di studio capaci di far fronte non solo alle tasse universitarie, ma anche e soprattutto alle spese di mantenimento. Inoltre sarebbe consigliabile che tale sistema di borse, vista l’italica inaffidabilità delle dichiarazioni dei redditi, fosse attribuito primariamente per merito. Si ritiene utile, per contrastare il fenomeno della frammentazione delle sedi, che sia affidato direttamente agli atenei l’onere di realizzare adeguati programmi di sostegno al diritto allo studio e che la misura e l’efficacia di tali programmi sia elemento importante per la valutazione degli atenei.

7. Sulle fondazioni

Pur non essendo menzionata nel d.d.l. Valditara, la possibilità di trasformare le università in fondazioni private, introdotta dal d.l. 133/2008, merita una breve menzione. In un Paese con capitalizzazione privata medio-piccola le possibilità concrete di finanziare qualcosa di così complesso e universale negli intenti e nel funzionamento come un’università sfugge ovviamente alla quasi totalità dei possibili operatori interessati. In un quadro del genere temiamo che l’unica vera motivazione che potrebbe indurre entità private a entrare nella gestione diretta dell’accademia possa trovarsi nella possibilità di sfruttamento dell’ingente patrimonio immobiliare, e ciò non sembra precisamente il viatico di una proficua collaborazione tra pubblico e privato.

8. Sulle università telematiche

Riteniamo infine inappropriata e controproducente l’equiparazione con le università telematiche, il cui servizio, anche nelle migliori esperienze internazionali, quale quella dell'Open University, non è né può mai essere paragonabile a quello fornito da un corso di studi tradizionale (se funzionante). Il segnale sembra essere quello di fornire l’ennesima scorciatoia verso titoli accademici all’ingrosso, secondo una tradizione molto italiana che invece di rendere facile un vero accesso alla cultura, rende facile l’accesso alle sue certificazioni formali.

Ringraziamo vivamente per l’attenzione concessaci e speriamo che il nostro contributo possa essere di utilità per riqualificare un’istituzione il cui significato storico, pratico ed ideale ci sta grandemente a cuore.

GdL_UniMi.it
(Gruppo di Lavoro, ricercatori dell’Università degli Studi di Milano)

Primi firmatari:
Patrizia Boracchi
Marina Brambilla
Marco Buscaglia
Chiara Cappelletto
Maria Vittoria Cernigliaro
Raffaella Chiaramonte
Cristiana Fiamingo
Elisa Giunchi
Piero Graglia
Edmondo Ippolito
Markus Ophälders
Paolo Piseri
Laura Soldati
Andrea Zhok
Michele Zucali