DDL Gelmini: quale futuro per i ricercatori?

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    Senato della Repubblica - MIUR: Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca
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IL DDL GELMINI E LA QUESTIONE DEI RICERCATORI A TEMPO INDETERMINATO

I ricercatori delle università italiane hanno recentemente manifestato preoccupazione per il futuro della propria categoria professionale, per come esso si va profilando a seguito dell’eventuale entrata in vigore del DDL Gelmini sulla riforma dell'Università.. Il DDL sembra infatti dimenticarsi dei ricercatori di ruolo a tempo indeterminato attualmente in forza agli atenei del nostro Paese. La sensazione è che essi siano avviati lungo un binario morto, alla stregua di quanto accadde a suo tempo nel caso della figura dell’Assistente, in favore di un modello di strutturazione della docenza organizzato su due fasce (gli attuali ordinari e gli associati), con conseguente collocamento in esaurimento del ruolo del ricercatore. Il DDL non prevede meccanismi espliciti di sorta a tutela degli attuali ricercatori: in particolare, è evidente che le nuove procedure di reclutamento dei docenti di II fascia saranno polarizzate sulle nuove figure dei ricercatori a tempo determinato, prevedendo per questi ultimi delle vere e proprie corsie preferenziali, tanto esplicite (quali la possibilità di chiamata diretta), tanto implicite (l’esigenza di fatto di inquadrare come professori di II fascia i ricercatori a tempo determinato onde evitare la fine della loro carriera accademica e la perdita, da parte dell’ateneo, delle loro professionalità).
Riteniamo dunque necessario elaborare una proposta concreta e realistica da avanzare al Ministero perché esso predisponga, in via transitoria ed eccezionale, degli strumenti legislativi atti a dare una risposta alle preoccupazioni dei ricercatori a tempo indeterminato; strumenti da esprimersi in veste di apposito comma da inserire nell’attuale testo del DDL, ovvero nella forma di decreto legge.


ECCO LE NOSTRE MOTIVAZIONI

Riteniamo che si debba cercare di individuare, anche attraverso un dialogo ampio tra gli interessati, una soluzione da proporre al Ministro Gelmini che sia:

(a) realistica e recepibile;

(b) meritocratica;

(c) garante di pari opportunità per tutti i ricercatori, non solo per una - pur molto nutrita - fascia.

Il momento storico appare essere particolarmente critico e, dovesse passare il DDL, non possiamo permetterci di compromettere la nostra (pur marginale) occasione di dare un contributo con l’avanzare proposte inadeguate.


LA NOSTRA PROPOSTA

Le linee guida da cui far partire la nostra proposta sono attualmente le seguenti:
• (1) impegno da parte del Ministero di istruire, entro 12 mesi dall’entrata in vigore del DDL convertito in Legge e per almeno altre due tornate nei 5 anni successivi, una procedura nazionale per il conseguimento dell’idoneità scientifica nazionale secondo il meccanismo previsto dall’attuale DDL;
• (2) le procedure di cui al punto (1) saranno riservate ai ricercatori confermati di ruolo a tempo indeterminato;
• (3) obbligo, in forma di Decreto, di chiamata diretta degli idonei, in qualità di professori di II fascia, da parte delle strutture cui essi attualmente afferiscono in qualità di ricercatori;
• (4) impegno, da parte del Ministero, alla copertura dell’80\% dell’eventuale differenza di budget derivante dal passaggio di ruolo, laddove il quadro finanziario dell’Ateneo cui afferisce il docente interessato non ne consenta l’immissione nel nuovo ruolo.

ALCUNE FONDAMENTALI PRECISAZIONI (CHE PREGHIAMO DI LEGGERE)

E’ quantomai opportuno fare le seguenti precisazioni:
• I punti (1) e (2), assolutamente praticabili, costituiscono l’essenza della presente proposta. Essi fanno fronte al rischio che, dopo lunghi anni di assenza di riforma della figura giuridica del ricercatore e di congelamento di fatto delle procedure di reclutamento di professori di II fascia, si debbano aspettare i 6 anni (3+3) previsti per i nuovi ricercatori a tempo determinato prima di assistere alla costituzione delle prime commissioni nazionali per il conferimento dell’idoneità, e che a quel punto gli atenei si trovino indotti a preferire i ricercatori a tempo determinato per non perderli. Va sottolineato che il meccanismo qui proposto è meritocratico e segue lo spirito e le linee guida dell’attuale DDL.
• Il punto (3), più forte, realizza l’assunzione di responsabilità da parte degli atenei nei confronti degli attuali ricercatori: chi risulta idoneo alla docenza nella selezione nazionale deve essere inquadrato come professore nell’organico. Va ribadito che (i) il meccanismo di chiamata diretta dei titolari di idoneità scientifica nazionale è perfettamente in linea con il DDL, che lo prevede al Titolo III Art. 12 comma 6, e che (ii) gli attuali ricercatori a tempo indeterminato hanno già superato due selezioni, una locale (il vecchio concorso) ed una con commissione nazionale (la conferma dopo il primo triennio di servizio).
• Il punto (4) realizza l’assunzione di responsabilità nei confronti degli attuali ricercatori da parte del Ministero. Il tipo di intervento richiesto è in linea con quanto già attuato nel significativo precedente del Progetto Cervelli, laddove i cervelli rientrati in Italia e positivamente valutati erano stati tendenzialmente inquadrati su risorse straordinarie stanziate dal Ministero stesso (senza, peraltro, avere vinto alcun concorso o ricevuto alcuna idoneità, locale o nazionale che fosse). Inoltre, va rimarcato che le risorse finanziarie straordinarie qui richieste sono da ritenersi invero modeste, tanto alla luce dei molti casi in cui il trattamento salariale attuale dei ricercatori di livello superiore al V è in realtà già più alto di quello dei professori di II fascia di livello 0, quanto perché diversi atenei italiani sono comunque nelle condizioni finanziarie di immettere in ruolo i nuovi associati.

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